Nella Ue le città sono responsabili tra il 65 e il 70% delle emissioni di gas serra. Proprio per questo vengono considerate un campo di battaglia fondamentale per contrastare la crisi climatica. Gli ultimi dati sull’Italia mostrano una situazione in chiaroscuro. Per le emissioni inquinanti (soprattutto gli ormai noti Pm10 e Pm2,5) nonostante i miglioramenti segnalati da Ispra nel 2023, «lo stato di emergenza resta, con alcune zone da allarme rosso: in particolare la Pianura Padana», sottolinea Nicola Armaroli, dirigente presso il Cnr e direttore della rivista Sapere. Le emissioni climalteranti, sempre secondo Ispra, nel 2022 (ultimi dati disponibili) sono invece calate del 21% rispetto al 1990 ma hanno segnato un aumento dello 0,4% rispetto al 2021. Un totale di 413 milioni di tonnellate di CO2 equivalente immesso nell’atmosfera: la produzione di energia è responsabile del 55%, i trasporti del 27 per cento. «Le emissioni inquinanti e quelle climalteranti – spiega lo scienziato – sono sempre connesse perché entrambe derivano dai processi di combustione. Quando bruciamo un chilo di metano produciamo 2,75 kg di CO2 , una quantità enorme. Quelle di inquinanti sono molto minori, ma sufficienti per causare oltre 60mila morti premature all’anno in Europa». In questo scenario nove città italiane puntano ad alzare l’asticella per raggiungere l’obiettivo del net zero delle emissioni di gas serra entro il 2030. Sono Bergamo, Bologna, Firenze, Milano, Padova, Parma, Prato, Roma, Torino. Sono state selezionate dalla Commissione Ue per far parte dei cento centri urbani europei nell’ambito della Missione “Smart cities e a impatto climatico zero”, nella cornice del programma Horizon Europe. Si sono dotate di un Climate city contract (Ccc) in cui hanno messo nero su bianco le azioni per raggiungere l’obiettivo coinvolgendo una serie di attori sul territorio, pubblici e privati. Il “contratto” milanese è stato siglato dal Comune con 25 stakeholder e si snoda lungo 150 azioni. «Sarà un impegno corale – dice l’assessora all’Ambiente di Milano, Elena Grandi – che ci consentirà di reinventare la città costruendo o ricostruendo edifici pubblici e privati o interi quartieri sostenibili all’insegna dell’efficienza energetica». Come i progetti di rigenerazione di piazzale Loreto, lo Scalo di Porta Romana, le nuove case popolari a Lorenteggio-Giambellino. In rampa di lancio ci sono anche nuovi impianti fotovoltaici, teleriscaldamento con fonti rinnovabili, forestazioni e nuove aree verdi, depavimentazioni, interventi di mobilità sostenibile, infrastrutture per la mobilità ciclo-pedonale, iniziative di economia circolare e valorizzazione della risorsa idrica. ll valore complessivo degli interventi è di circa 6 miliardi di euro, di cui 2,6 miliardi di competenza del Comune e 3,3 a carico degli stakeholder firmatari. «La Pianura Padana è una delle aree più inquinate d’Europa e questo traguardo – riconosce Grandi – è ambizioso, ma è una strada obbligata. Nel Piano Aria Clima del 2022 avevamo fissato un target di riduzione delle emissioni della Co2 del 45% entro il 2030, ora faremo uno sforzo ulteriore. Il senso del “contratto” è proprio questo: raccogliamo la sfida e ci impegniamo a fare tutto il possibile. Grazie a questa missione moltiplicheremo gli sforzi e ci avvicineremo all’obiettivo più rapidamente». Il contratto climatico di Padova è stato siglato con 36 soggetti, si articola in 14 macroazioni strategiche e 146 azioni specifiche, con investimenti previsti di 5,6 miliardi. «I due pilastri fondamentali – sottolinea l’assessore all’Ambiente Andrea Ragona all’assemblea annuale Ance Padova organizzata dalla presidente Monica Grosselle – sono la riqualificazione e energetica degli edifici industriali e residenziali, responsabili di circa il 73% dei gas serra cittadini, e i trasporti, che pesano per il 23 per cento. La misura chiave è la creazione di un “One stop shop”, un punto di supporto tecnico ed economico per chi intende realizzare interventi di riqualificazione energetica, con un accesso facilitato ai finanziamenti grazie al coinvolgimento delle banche». Tra i fiori all’occhiello c’è il progetto Smart, con due nuove linee tramviarie che collegheranno tutte le principali arterie cittadine spostando fino a 12 mila persone l’ora. Uno zoccolo di emissioni residuali sarà difficilmente abbattibile entro il 2030 (emissioni hard to abate) per effetto di vincoli tecnologici, infrastrutturali, economici e comportamentali. «Parte di queste – fa notare Ragona – potrà essere compensata ampliando le zone verdi della città e mettendo a dimora nuovi alberi». Secondo Nicola Armaroli «l’obiettivo del net zero per le nove città è troppo vicino e non raggiungibile entro il 2030: un settore che potrebbe eventualmente riuscirci è il trasporto pubblico locale, con adeguati investimenti. L’iniziativa mette però in luce l’emergenza: occorre agire in fretta e non si può più aspettare».
